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Ultimo aggiornamento: 8:10
Dall’olio al tofu, dalle barrette di cioccolato al mangime per animali, dal latte e alla cera per i pastelli al biodiesel, fino all’inchiostro dei giornali. La soia si trova in molti degli alimenti che mangiamo e nella sua lunga storia è stata utilizzata per una infinita varietà di oggetti, ma oggi circa l’80% della produzione mondiale viene destinata a mangime per gli animali negli allevamenti. Famosa per i semi ricchi di proteine e oggi diventata pure asset strategico tra potenze (leggi l’approfondimento), ha origini in Cina, dove i fagioli di soia selvatici (Glycine soja) si utilizzavano già novemila anni fa, mentre la sua coltivazione sistematica è iniziata quattromila anni dopo. Negli Stati Uniti, la soia è arrivata solamente nel XVIII secolo e subito se ne notò la resistenza, la capacità di essere coltivata ovunque e il fatto che si prestasse a diverse lavorazioni, non sono nel settore alimentare. Tant’è che uno dei suoi sostenitori più accaniti fu Henry Ford, tra i fondatori della Ford Motor Company. Il suo consumo è da decenni al centro di dibattiti di varia natura, legati al fatto che viene prevalentemente coltivata in monoculture (con effetti su deforestazione e biodiversità) e che la maggior parte è Ogm. Negli Stati Uniti, quasi tutti i semi sono Ogm, perché così le piante sono resistenti agli erbicidi, agli insetti e pure ai cambiamenti climatici. Insomma, la modificazione genetica consente di coltivare in aree sterminate, anche laddove una volta era impensabile. Pure nel bel mezzo della Foresta Amazzonica.






