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Ultimo aggiornamento: 9:07

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A conflitti aperte e crisi economiche in corso fa sempre seguito la narrativa dell’insicurezza alimentare e della necessità di produrre più cibo: più soia, più grano, più carne sarebbero necessari, comunque, per sfamare 10 miliardi di persone nel 2050. Arrivano però da Ucraina, Argentina, Congo e anche dall’Italia, le storie che raccontano un’altra realtà e mostrano il ruolo sottovalutato delle risorse alimentari nell’innescare alcuni tra i più grandi conflitti contemporanei. Il nuovo documentario di Francesco De Augustinis, How to Feed the Planet (Come nutrire il Pianeta), mette in discussione i grandi dogmi dell’industria alimentare, a iniziare dalla dieta mediterranea. È dal Cilento che inizia il viaggio del regista per risalire alle vere origini della dieta mediterranea, basata su alimenti di origine vegetali e diventata patrimonio Unesco. Un viaggio che mostra come oggi sia diventata più che altro uno strumento di marketing “per promuovere esportazioni di risorse alimentari, proprio da Paesi come Ucraina (grano), Argentina (soia, Leggi l’approfondimento) e Congo” sostenendo interessi economici delle industrie, invece che quelli delle comunità locali, poco tutelate anche rispetto alla tutela della salute e dell’ambiente. “Tutto questo alimenta l’instabilità di questi Paesi, creando le condizioni per conflitti e per una nuova forma di colonialismo” racconta a ilfattoquotidiano.it il regista, Francesco De Augustinis. Il documentario sarà presentato in anteprima l’11 aprile al Nuovo Cinema Aquila (Roma), durante il Festival delle Terre, la rassegna del documentario indipendente su agroecologia, ambiente e diritti organizzata dal Centro Internazionale Crocevia.