Vince chi arriva secondo. È il paradosso del voto anticipato che si tiene oggi nella sempre più instabile Olanda, le terze elezioni in cinque anni, con l’estrema destra (Pvv) di Geert Wilders di nuovo favorita dopo il trionfo del 2023, sebbene un ultimissimo sondaggio la dia ormai rimontata e alla pari con i due principali rivali. Con il populista anti-Ue, pro-Trump e anti-migranti, infatti, nessun grande partito vuole allearsi dopo che ha fatto fallire pretestuosamente a giugno il governo del tecnico Dick Schoof, che sosteneva, chiedendo misure anti-migranti incostituzionali.

Secondo gli ultimi due sondaggi, subito dietro Wilders (che è intorno al 20%, con 23-29 seggi rispetto ai 37 del 2023) ci sono l’alleanza di sinistra laburisti-verdi dell’ex vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans (23-25 seggi), i liberali di centrosinistra di D66 (23-24) e i redivivi cristiano-democratici del Cda (19-19). Seguono i liberali di centrodestra del Vvd (17-16, sono scesi dopo l’addio di Mark Rutte e stanno pagando l’alleanza di governo con Wilders voluta l’anno scorso dalla leader Dilan Yesilgöz). A seguire altre due formazioni di estrema destra, Ja21 e FvD, uniche forze che si alleerebbero con Wilders, e tanti partitini che approfittano della legge elettorale proporzionale (basta lo 0,67% per entrare in Parlamento).