AMSTERDAM - La sede di Amsterdam del Consiglio olandese per i rifugiati è un palazzo abbastanza anonimo alle porte del centro. È il primo pomeriggio di una giornata di vento e pioggia, ma i visitatori arrivano con una certa regolarità: donne velate, coppie miste, qualche sguardo un po’ impaurito.

In Olanda è la vigilia di un voto anticipato – il secondo in due anni scarsi – in cui loro, i richiedenti asilo, sono ancora una volta il convitato di pietra, tema chiave di una campagna elettorale di nuovo incentrata sull’immigrazione, il nodo su cui è caduto, dopo appena 11 mesi di convivenza, il precedente governo, quello guidato dal Pvv, l’ultradestra populista di Geert Wilders, a cui non bastavano le misure concordate con gli alleati.

L’incendiario leader islamofobo nelle ultime settimane ha perso consensi nei sondaggi, fino all’ultimo di Ipsos che lo vede appaiato con altri due partiti, ma le sue chance di tornare al governo sono comunque minime, considerando che quasi tutti escludono ora di allearsi con lui.

Immigrazione al centro della campagna

Il tema a lui più consono, tuttavia, ha dominato anche questa campagna elettorale. «A giudicare dai media e dai dibattiti politici sembra che nei Paesi Bassi ci sia una situazione di crisi. Ma negli ultimi due anni il numero di richieste d’asilo non è cambiato molto: poco più di 30mila nuove domande all’anno», fa notare Myrthe Wijnkoop, esperta di immigrazione e di politica del Consiglio olandese per i rifugiati, che assiste i richiedenti asilo sin dal loro arrivo nel Paese su procedure, documentazione, ricongiungimenti familiari, problemi di lingua.