Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 10:07

Testa a testa, nelle elezioni in Olanda, tra il partito centrista-liberale D66 di Rob Jetten e il populista di estrema destra di Geert Wilders. Con oltre il 97% dei voti scrutinati, sia D66 sia il Partito della Libertà (Pvv) di Wilders conquistano infatti 26 seggi nei 150 in Parlamento, secondo una proiezione dell’agenzia di stampa olandese Anp. Lo scarto le due formazioni sarebbe di poco superiore ai duemila voti su scala nazionale, in una delle tornate elettorali più incerte nella storia dei Paesi Bassi: nessuna e si era mai conclusa con due partiti perfettamente appaiati in testa.

Tuttavia il D66 ha quasi triplicato i seggi e Wilders ha perso almeno 10 seggi rispetto al record del 2023. A svantaggio del leader di destra resta l’ostilità degli altri partiti: i leader hanno escluso di voler governare con Wilders dopo che a giugno l’esponente del Pvv aveva staccato la spina alla sua stessa coalizione di governo. Questo favorisce il moderato Jetten, per formare un governo come il più giovane premier olandese di sempre.

Nell’attesa dei risultati definitivi, Wilders ha già messo le mani avanti. “Il Pvv vuole prendere l’iniziativa nel processo di formazione se saremo il partito più grande. Finché non ci sarà chiarezza al 100% su questo, nessun esploratore del D66 potrà prendere il via. Faremo tutto il possibile per impedirlo”, ha dichiarato il leader populista sulla piattaforma X. Un esploratore è un funzionario nominato dal partito vincitore per esaminare possibili coalizioni. Wilders tuttavia ha ammesso come il risultato sia stato inferiore alle attese: “L’elettore ha parlato. Speravamo in un risultato diverso, ma siamo rimasti fedeli alla nostra posizione”, ha scritto sui social media.