E'morto all'età di 91 anni Mimmo Jodice, uno dei più grandi fotografi italiani del secondo Novecento. Era nato a Napoli il 29 marzo 1934.
Autodidatta, cresciuto tra pittura e sperimentazione, Jodice aveva cominciato a fotografare negli anni Sessanta, nel pieno fermento delle avanguardie napoletane. Si era mosso accanto a Kounellis, Beuys, Warhol, in un mondo che voleva disfare la forma per trovarne una nuova.
Visistatori ammirano un'opera di Jodice esposta a Parigi
Per decenni insegnò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, formando generazioni di artisti che gli devono la scoperta della lentezza, della pazienza, della precisione come forma d’amore. Ma il suo vero insegnamento era nelle immagini: piazze vuote, statue che sembravano pensare, mari che non si muovevano mai del tutto. Un bianco e nero severo e insieme luminoso, dove la realtà diventava metafisica e il tempo, finalmente, si fermava.
I suoi primi lavori furono intrisi di impegno sociale: i riti popolari, la fatica dei quartieri, l’umanità ferita eppure indomabile del Sud. Poi arrivò la svolta silenziosa degli anni Ottanta, quando gli uomini scomparvero dalle sue foto e rimasero i luoghi — templi, città antiche, coste — come custodi di una memoria più vasta. Napoli, Roma, Pompei, Paestum, il Mediterraneo tutto: luoghi che in Jodice diventavano pensieri.









