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Jodice non cerca la documentazione del caso umano, ma la verità del quotidiano, cui si accosta con rispetto ed empatia
Mimmo Jodice è morto, e Napoli perde il fotografo che forse meglio di ogni altro ne ha saputo catturare l’anima.
Jodice, tra i più grandi interpreti della fotografia dei nostri tempi, si è spento ieri sera a 91 anni, dopo una fortunata carriera, lunga sei decenni. Napoletano del Rione Sanità, classe 1934, orfano di padre e costretto subito a lavorare, Jodice si accosta all’arte per istinto. Prima disegna poi dipinge, infine scopre il mezzo a lui più congeniale: la macchina fotografica. Autodidatta dotato di fiuto notevole e di sguardo obliquo e mai banale sul mondo, fin dagli anni Cinquanta si nutre delle avanguardie dell’epoca (Warhol, Beuys, Kounellis) e arriva a delineare i suoi personalissimi paesaggi metafisici, reinventando il modo di fotografare l’archeologia. Soprattutto – e prima di ogni altra cosa – mette a fuoco Napoli, i vicoli, i Quartieri Spagnoli prima che diventassero trendy, le sue cripte votive, gli anziani alle finestre.








