Uno di fronte all’altro, per la prima volta. Da una parte Enrico Pazzali, che nei verbali definisce l’ex componente della sua squadra «un mentitore critico». Dall’altra Samuele Calamucci, che nelle intercettazioni e nei racconti ai magistrati conferma: «Lui sapeva degli accessi abusivi». A condurre il match, che comincia alle due del pomeriggio e finisce quando fuori dalla caserma cala il buio, il pm della procura di Milano Francesco De Tommasi e il collega della Direzione nazionale antimafia Antonio Ardituro.

Eccoli, i protagonisti di Equalize, l’agenzia degli spioni milanese sotto inchiesta per i presunti dossier illegali nei confronti di centinaia di persone e per gli accessi abusivi alle banche dati delle forze di polizia, che garantivano l’acquisizione dei segreti che alimentavano gli archivi della banda. Entrambi sono indagati e vanno verso il processo. Il “presidente” Pazzali, ex numero uno di Fondazione Fiera, difeso da Federico Cecconi, era al vertice dell’organizzazione e da quando è scoppiata l’inchiesta, nell’autunno del 2024, è a piede libero. Il super hacker Calamucci, assistito da Antonella Augimeri, è invece ai domiciliari.

Il faccia a faccia lo hanno voluto i magistrati. Per far emergere omissioni, contraddizioni, versioni differenti. La principale divergenza l’ha messa nero su bianco Pazzali nell’interrogatorio fiume dello scorso 7 ottobre che si è tradotto in un verbale di 415 pagine. «Lei non era a conoscenza che Gallo e Calamucci accedessero abusivamente...», stava per chiedere il pm. E il “presidente”, prima che la domanda venisse completata: «Assolutamente no. Non avevo idea che Carmine Gallo facesse accesso allo Sdi (la banca dati delle forze di polizia, ndr). Tant’è vero che Gallo me lo teneva nascosto, così come anche Calamucci, e quindi le confermo che io non ero al corrente, né mai ho richiesto lo Sdi a nessuno, per qualsiasi persona».