Una situazione “sempre più surreale”, un progetto “fallimentare e costosissimo, costruito sulla pelle delle persone”. Non usa mezzi termini il segretario di +Europa, Riccardo Magi, che oggi pomeriggio, insieme ai colleghi del Pd Matteo Orfini e Rachele Scarpa, ha svolto una visita ispettiva ai due centri per migranti in Albania, a un anno dall’entrata in vigore del protocollo con Tirana. Ad oggi solo una delle due strutture è funzionante, quella di Gjadër. Anzi, solo una parte di essa: il centro per i rimpatri che ospita appena 25 persone, trasferite nei giorni scorsi dai Cpr italiani di Torino e Macomer. Mentre l’altro centro, a Shenjing, rimane chiuso. «È un progetto senza senso che ci è costato quasi un milione a migrante - aggiunge Magi -. A Gjadër abbiamo incontrato migranti di diverse nazionalità. Anche un uomo originario del Marocco che da dieci anni lavorava in Italia, poi una volta rimasto senza impiego è finito nel Cpr e ora si ritrova in Albania senza alcun motivo».

I conti del centro per migranti in Albania: 114 mila euro al giorno. Schlein: “Meloni chieda scusa”

Guardie, recinzioni e sbarre: viaggio nel centro per migranti in Albania

Durante il blitz dei parlamentari sono stati riscontrati anche diversi casi di autolesionismo: 95 dall’avvio del protocollo, di questi 20 da luglio a oggi. Un uomo, in particolare, ha raccontato di aver ingerito due lamette per protesta la scorsa settimana, un altro ha tentato di impiccarsi. E poi diversi migranti hanno denunciato l’uso di psicofarmaci all’interno, in particolare Rivotril e Tavor. «La sofferenza è enorme. Ecco perché non sono dispiaciuto che questo centro sia semi deserto: ci sono più agenti di polizia che ospiti detenuti. E i pochi rimpatri si sarebbero potuti fare dall'Italia», conclude il deputato.