Pure la Juve ci mancava. Lui, per carità, ce la mette tutta a non perdere l’aplomb. Solo qualche settimana fa dialogava a Torino con Jeff Bezos di spazio, intelligenza artificiale e altre diavolerie del futuro, senza mostrare alcun segno di disagio. Anzi, rivendicando che «qui a Torino cerchiamo di mostrare il futuro con aziende che nascono e altre che evolvono». Ora, senza voler troppo approfondire quali fossero le aziende a cui si riferiva John Elkann, una cosa è certa: mentre il fondatore di Amazon, secondo uomo più ricco del pianeta, reduce da una frugale cerimonia di nozze a Venezia che ha tenuto il mondo intero con gli occhi incollati sull’evento, continua a non sbagliare una mossa e tra un po’ ci porterà la spesa in giornata direttamente dalla finestra con un drone che probabilmente risponderà pure ai nostri comandi vocali, è da un bel po’ di tempo che il rampollo degli Agnelli non ne azzecca una. Intendiamoci, i periodi no capitano a tutti. Però al nipote dell’Avvocato durano parecchio. La mossa sbagliata di Carlos Tavares alla guida di Stellantis, ha portato il gruppo verso un baratro da cui sarà assai complicato uscire, tra vendite che non ripartono, strategie che non ingranano la marcia e costi di produzione che costringono il marchio non solo ad andare all’estero a fare i veicoli, ma anche a reclutare manodopera in ogni angolo sperduto del mondo per risparmiare qualcosa (nelle fabbriche serbe dove si realizza la Grande Panda dopo i nordafricani ha provato pure con i malesi, forse in onore di Sandokan, tornato alla ribalta). I conti della Ferrari vanno ancora bene, ma il futuro è fosco. Il gruppo era partito in quarta sull’elettrico, poi quando due settimane fa è stato svelato il primo modello a batteria il titolo è crollato del 15% a Piazza Affari, peggior calo dal 2016. Non vanno molto meglio le cose sulle piste.