I pro Pal non si sono accorti del cessate il fuoco, scrive Tommaso Labate sul Corriere della Sera, indicando in Rula Jebreal e Francesca Albanese gli esempi di una miopia che colpirebbe chi solidarizza con Gaza. Sottolinea, Labate, che le trombe a sinistra hanno perso fiato, da quando un accordo è stato trovato a Sharm El Sheikh. Allora, sottintende, i pro Pal devono trovare un motivo per continuare a serrare i ranghi e la protesta.

Labate, insieme ai suoi colleghi, non si è accorto bene del genocidio a Gaza: guardano il Medioriente dal buco della serratura – all’italiana. Un po’ come Emanuele Fiano che, suggerisce Ferruccio de Bortoli, ‘gli atenei devono invitare a parlare di Israele’: specialmente dopo che un gruppo pro Pal gli ha impedito di parlare.

Ma cosa ci deve dire Emanuele Fiano che sia poi differente da un David Parenzo? Entrambi, infatti, continuano a sostenere che Israele sia l’unica democrazia in Medioriente e, in fondo in fondo, non mi risulta abbiano mai compreso a pieno la realtà sociale e politica dello stesso stato israeliano. Quando Albanese e Jebreal, entrambe – in particolare la seconda – con esperienza sul campo, parlano di un “dominio che Israele sta cercando” intendono l’esproprio della terra, di Gaza e lo svuotamento che questa striscia di terra sta subendo nel senso demografico del termine. Parlano di un cessate il fuoco violato; secondo Labate invece è in atto, quando in Cisgiordania anziane palestinesi vengono menate da coloni bulli. Mentre altri civili muoiono sotto le cannonate di un esercito di occupazione.