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Ultimo aggiornamento: 12:39

Spegnere la luce mentre ci si lava: sembra un gesto bizzarro, e invece è una delle ultime tendenze nate sui social sotto l’hashtag #DarkShowering. Ma non è solo una moda. Il principio è semplice: il buio segnala al corpo che è ora di dormire, abbassando i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress – e stimolando la produzione di melatonina, che regola il ritmo sonno-veglia. In un mondo iperconnesso e dominato dagli schermi luminosi, anche pochi minuti di oscurità volontaria possono diventare un piccolo atto di disintossicazione sensoriale. Per capire se e quanto questa pratica abbia basi scientifiche solide, ne abbiamo parlato con la professoressa Cristina Colombo, primario dell’Unità Disturbi dell’Umore dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e docente ordinario di Psichiatria all’Università Vita-Salute San Raffaele.

Professoressa, il dark showering si basa sull’idea che il buio aiuti il corpo a rilassarsi e a prepararsi al sonno. Quali sono i meccanismi biologici che spiegano questo effetto?

Il nostro orologio biologico è sensibilissimo alla luce e al buio. Quando cala l’illuminazione, l’organismo interpreta il segnale come ‘ora di dormire’, avviando la produzione di melatonina e riducendo quella di cortisolo. Fare la doccia al buio combina due elementi potenti: l’assenza di stimoli visivi e l’azione rilassante dell’acqua, che insieme inducono un rapido stato di distensione psicofisica. Nel nostro lavoro clinico, per esempio, usiamo il buio anche in contesti terapeutici: nei disturbi bipolari, ridurre gli stimoli luminosi aiuta a contenere l’attivazione maniacale e ci permette perfino di diminuire le dosi di farmaci sedativi.