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28 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:13

“La Cina traffica fentanyl attraverso il Venezuela“. Persino Donald Trump, noto per la sua schiettezza, si è avvalso qualche giorno fa dell’arte di dire senza dire, svelando a metà il vero motivo dell’operazione antidroga degli Stati Uniti nel Mar dei Caraibi. La missione è giunta al suo 75° giorno con la portaerei Gerald R. Ford al largo del Venezuela e il destroyer Uss Gravely a meno di dieci chilometri dal Paese sudamericano, a Trinidad & Tobago, trasformata in punto di stoccaggio per le munizioni del South Command. Nelle stesse ore il mare ha restituito alle coste trinitarie due cadaveri sventrati dai bombardamenti statunitensi sulle imbarcazioni civili, presuntamente cariche di droga. Le operazioni non si fermano, neppure dopo che l’Onu le ha definite “esecuzioni extragiudiziali”, ma si sono estese nel Pacifico, sulle rive della Colombia. Quarantatré le vittime.

Ora il leader della Casa Bianca rivendica che il Mar dei Caraibi “è sotto controllo” e vi entra “meno del 5% della droga” che varcava i confini durante l’amministrazione Biden. Vittoria parziale, finora costata 750 milioni di dollari a Washington – cioè 10mila al giorno – senza tener conto degli importi richiesti dalla Gerald R. Ford, arrivata qualche giorno fa. “Non ci fermeremo fino a eliminare il nemico”, è la promessa di Trump, che apre alle operazioni terrestri contro i cartelli. Questi ultimi presuntamente guidati dal presidente venezuelano Nicolás Maduro, su cui pende una taglia da 50 milioni di dollari, e dal leader colombiano Gustavo Petro, ora nella lista dell’Office of Foreign Affairs assets control per i suoi “legami con il narcotraffico”.