Le minacce sono state costanti, ma questa volta lo strappo si è consumato.

Junts per Catalunya, il partito di Carles Puigdemont, ha deciso di porre fine alla sua alleanza con il governo di Pedro Sánchez. La riunione di Perpignan, in Francia, ha segnato una rottura ufficiale tra gli indipendentisti catalani e i socialisti, dopo mesi di tensioni legate a promesse, secondo Puigdemont, mai mantenute.

A metà legislatura "Junts ha deciso di rompere il suo sostegno ed esercitare l'opposizione", ha confermato l'ex presidente catalano, argomentando con un lungo cahier de doleances sulla mancata attuazione di punti cruciali dell'accordo, che due anni fa rese possibile l'investitura a premier di Sanchez. La decisione sarà ratificata mercoledì e giovedì in un referendum tra i militanti. Ma il voto unanime della direzione lascia poco spazio a sorprese.

"Il governo spagnolo non potrà ricorrere alla maggioranza, non avrà legge di bilancio, non avrà possibilità di governare", ha incalzato il leader di Junts, nel rivendicare, a otto anni esatti di distanza, il referendum secessionista e la dichiarazione di indipendenza (poi sospesa nel 2017), che erano stati fatti "constatare" nell'intesa siglata due anni fa con il Psoe a Bruxelles. Fra le mancanze che hanno portato alla rottura, l'ufficializzazione del catalano in Europa, il trasferimento delle competenze alla Catalogna in materia di immigrazione e, soprattutto, l'amnistia per Puigdemont, ancora sotto ordine di arresto in Spagna, come hanno confermato all'ANSA fonti di Junts.