La pizza nasce nel forno. Tutto ciò che la precede come farine, impasti, lievitazioni, è preparazione. La verità si misura dentro quella camera di calore, dove il pizzaiolo dialoga con la temperatura, l’umidità e il tempo. Lì si decide buona parte della qualità del risultato, la struttura del cornicione, la leggerezza dell’interno. In quel passaggio il forno smette di essere un accessorio e diventa parte del mestiere. All’Arena della Pizza di “C’è più Gusto” a Bologna c’è stato un altro protagonista, oltre ai maestri pizzaioli: Caruso, il forno di Italforni, messo sotto stress durante masterclass e dimostrazioni con un pubblico di addetti ai lavori e appassionati.
L’azienda marchigiana, punto di riferimento da oltre quarant’anni nella costruzione di forni professionali, ha portato sul palco un modello progettato per garantire continuità di performance e controllo in ogni fase della cottura, con particolare attenzione all’affidabilità operativa nei servizi ad alto ritmo. Nei due giorni di evento il forno ha lavorato in condizioni reali, sostenendo sequenze di infornate senza cali termici. La camera refrattaria e la gestione elettronica hanno assicurato stabilità fino a 530 °C, uniformità e reattività ai comandi. Il risultato visibile nel piatto: cornicione ben sviluppato, base sostenuta, equilibrio tra colore e umidità. L’osservazione più ricorrente tra i pizzaioli riguarda la ripetibilità del profilo di cottura, parametro chiave quando il flusso aumenta e la coerenza del risultato diventa cruciale per il servizio. Italforni ha costruito il forno Caruso con un approccio che unisce materiali refrattari selezionati, struttura in acciaio e un’interfaccia di controllo pensata per chi lavora ore davanti allo sportello. L’elettrico consente una gestione puntuale della curva termica e una modulazione precisa dei settaggi, con benefici su consumi, manutenzione e costanza.






