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Ultimo aggiornamento: 13:15

Springsteen. Liberami dal nulla è un film che disattende le aspettative di chi si immaginava la classica biografia da rock star — fatta di successi, hit immortali e stadi in delirio infiammati dal protagonista della storia, Bruce Springsteen. Lo sceneggiatore sceglie, invece, di scavare nel cuore dell’uomo e dell’artista, concentrandosi su un periodo preciso e cruciale della sua vita, quello del tormentato rapporto col padre.

È, infatti, il padre — o ciò che ne resta, i bagliori della sua presenza — a costituire la trama centrale dell’opera.

C’è un giovane dal talento innato, osannato dalle folle, acclamato dalla critica e amato dalla gente, che si danna nel ricordo dell’infanzia, nei suoi chiaroscuri, là dove il padre era duro, violento, totalizzante. Ubriaco ed anaffettivo. Ombre che mordono e velano la fama della giovane promessa, inspiegabilmente incapace di godersi il successo che il mondo gli tributava. Successo e fama che non attenuano ma amplificano nei suoi testi i ricordi cupi di quelle serate passate tra urla, una madre che affronta il padre in preda ai fumi dell’alcol, fino al suo arresto e al suo ricovero.