In poco più di ventiquattr’ore, dopo la sua infelice e nervosa reazione iniziale all’intervento di Marina Berlusconi, il presidente dell’Anm Cesare Parodi si è visto costretto a mettere una pezza per tentare di salvare il salvabile. E così è passato dal surreale interrogativo del giorno prima («Perché lamentarsi di una giustizia che comunque arriva a un risultato che viene condiviso?») alla più ragionevole osservazione di ieri secondo cui «qualunque vicenda giudiziaria che duri trent’anni anni è un qualcosa che un sistema civile non dovrebbe conoscere». Dunque tutto bene? Purtroppo no, e lo scriviamo senza alcun acre gusto polemico, ma con l’amarezza di chi constata un’evidenza che ancora impedisce all’Italia di diventare un paese occidentale come gli altri. Perché – ecco il punto – molti magistrati italiani si ritengono in diritto e in dovere di polemizzare a tutto campo, con qualunque interlocutore, come se fossero veri e propri soggetti politici, o – su un altro piano – come se fossero liberi pensatori, liberi commentatori, liberi opinionisti? Tutto ciò è radicalmente anomalo. Possono i magistrati avere opinioni?
Certo che sì, come ogni cittadino. E possono esprimerle? Sì, ma con la continenza e la misura richieste a chi indossa una toga. Tanto per cominciare, i magistrati non dovrebbero ammonire chili critica: stiamo parlando di funzionari dello Stato che già dispongono dell’immenso potere di limitare la libertà altrui, e che a maggior ragione dovrebbero attenersi a una speciale cautela espressiva, stando rigorosamente fuori dalla polemica politica. I magistrati, in secondo luogo, non dovrebbero appellarsi ai cittadini o rivendicare una sorta di rapporto diretto con il popolo, che tra l’altro – diversamente da quanto accade in altri ordinamenti – non li ha eletti. I magistrati, in terzo luogo, non dovrebbero – attraverso un’associazione privata quale è l’Anm – continuare a ritenersi gestori e quasi “proprietari” di un organo costituzionale come il Csm. Da questo punto di vista, è perfino riduttivo – da parte garantista – criticare le correnti, le quali sarebbero molto meno efficaci nella loro discutibile azione se non disponessero di un alveo, anzi di un castello fortificato come l’Anm.







