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Ultimo aggiornamento: 10:28

Il disegno di legge annuale sulla concorrenza, all’esame del Senato, potrebbe essere modificato da emendamenti che rischiano di incidere direttamente sulle tasche e sulla privacy di milioni di utenti. In particolare quello presentato in extremis a fine settembre dai senatori di Forza Italia Antonio Trevisi, Adriano Paroli e Dario Damiani, che punta a reintrodurre la possibilità per le compagnie telefoniche di agganciare automaticamente le tariffe all’andamento dell’inflazione. La sorte della proposta si dovrebbe conoscere domani: la commissione Industria, convocata per martedì pomeriggio, dovrà procedere a un esame a tappe forzate per arrivare in Aula e ottenere il primo via libera entro giovedì. Poi il ddl passerà alla Camera per l’ok definitivo che deve arrivare entro il 31 dicembre perché rientra negli obiettivi Pnrr.

L’emendamento incriminato, il 9.0.113, dispone che “i contratti per adesione stipulati con gli operatori di comunicazione elettronica possono prevedere una clausola di adeguamento automatico dei prezzi, in misura corrispondente all’aumento dell’indice annuale dei prezzi al consumo, eventualmente incrementato di un coefficiente predeterminato e reso noto all’utente prima della sottoscrizione del contratto”. In altre parole, le tariffe potrebbero aumentare ogni anno in linea con l’inflazione, più un eventuale margine deciso dal gestore. L’adeguamento non potrebbe avvenire più di una volta l’anno e avrebbe effetto per i successivi dodici mesi. Il coefficiente di maggiorazione dovrebbe rispettare un tetto massimo fissato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) e le compagnie dovrebbero comunicare agli utenti, con almeno due mesi di anticipo, l’aumento dei prezzi.