Altro che blitz della maggioranza. Il pacchetto di emendamenti sulla telefonia presentati al disegno di legge annuale per la concorrenza - a partire dall’indicizzazione dei prezzi all’inflazione - è semmai un tentativo di blitz degli operatori del settore, che hanno rilanciato una serie di proposte già presentate senza successo in occasione di altri provvedimenti di legge.
Le proposte risalgono a quasi un mese fa. E fin dall’inizio, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, è emerso che non ci sarà un parere positivo del governo su emendamenti che rischierebbero di minare equilibri fragili nel settore e rappresenterebbero uno schiaffo alle famiglie e in particolare al ceto medio, messo invece al centro degli interventi del disegno di legge di bilancio.
No all’aggancio all’inflazione
Appare dunque un dibattito già chiuso sul nascere quello innescato dai comunicati stampa diffusi da alcune associazioni dei consumatori rilanciati su alcuini siti internet senza verificare la posizione governativa. L’emendamento che avrebbe fatto più clamore - a firma di Trevisi, Paroli, Damiani (Forza Italia) - punterebbe a consentire ai gestori tlc di prevedere «una clausola di adeguamento automatico dei prezzi per i contratti per adesione, in misura corrispondente all’aumento dell’indice annuale dei prezzi al consumo, eventualmente incremenetato di un coefficiente predeterminato e reso noto all’utente prima della sottoscrizione».








