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Ultimo aggiornamento: 8:13
Quaranta morti al largo di Salakta, in Tunisia. L’ennesimo naufragio nel Mediterraneo coincide con la presentazione di un nuovo rapporto che denuncia la “faccia nascosta” del calo degli sbarchi: la repressione finanziata da Italia e Unione Europea. Il rapporto, intitolato “Prigioni a cielo aperto” e realizzato da Avocats Sans Frontières (ASF) con il Centro di Giornalismo Permanente, accusa apertamente Italia e Unione Europea di finanziare, direttamente o indirettamente, la repressione del regime di Kaïs Saïed, presidente della Tunisia.
Il rapporto ricostruisce, dati alla mano, come gli accordi siglati negli ultimi anni abbiano trasformato la Tunisia da laboratorio democratico post-primavera araba a “laboratorio di repressione”, dove la cooperazione con l’Ue serve soprattutto a bloccare le partenze e reprimere chi si oppone.
Per il governo italiano, il risultato è evidente: -80% di arrivi via mare dalla Tunisia nel 2025 rispetto a due anni prima. Un calo che Palazzo Chigi rivendica come un successo politico. Ma l’altra faccia, secondo ASF, è fatta di intercettazioni violente, deportazioni nel deserto e arresti arbitrari. Una catena in cui ogni aumento dei flussi migratori è seguito da nuovi accordi, nuovi fondi, nuovi mezzi. E dove a guadagnarci è soprattutto il regime di Saïed, che negli ultimi anni ha accentuato la repressione interna contro migranti, oppositori e giornalisti.














