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Ultimo aggiornamento: 15:57
Le violazioni denunciate dagli organismi internazionali, i mandati dell’Aia, i lager, le motovedette donate dall’Italia che attaccano le navi umanitarie, i migranti feriti dalla cosiddetta guardia costiera libica, come i tre sbarcati ieri a Pozzallo, uno dei quali in coma. “Insieme ad Alarm Phone – ha raccontato la ong Mediterranea – avevamo avvisato le autorità italiane fin dal pomeriggio di ieri, ma solo oggi (13 ottobre, ndr), con ventiquattr’ore di ritardo dalla tragica sparatoria, sono partiti i soccorsi. La persona ora in fin di vita poteva essere raggiunta subito da un elicottero maltese o italiano ieri. Ci auguriamo riesca a sopravvivere”. Insomma, sul Memorandum d’intesa siglato nel 2017 dall’allora governo Gentiloni per la regia di Marco Minniti, la misura è colma. Non per Giorgia Meloni e soci, che si sono appena auto assolti in Parlamento per aver liberato il generale libico Almasri, rimandato a casa in fretta e furia con un volo di stato infischiandosene del mandato di cattura della Corte penale internazionale che lo accusa di crimini di guerra e contro l’umanità per le sevizie nelle carceri di Tripoli. Già prorogato nel 2020 e nel 2023, l’accordo con l’allora governo provvisorio di Tripoli scadrà il prossimo 2 novembre e alla Camera le opposizioni hanno iniziato a discuterne, pur consapevoli che il Parlamento “non può esprimere alcun voto perché tutto viene gestito da Palazzo Chigi”, ha ricordato in Aula la deputata di Avs Francesca Ghirra. Il governo non ha motivo per non tirare dritto, coerentemente col suo apprezzamento per il contrasto all’immigrazione irregolare: 20.017 i migranti intercettati in mare e riportati indietro dai libici nei primi nove mesi del 2025, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni delle Nazioni Unite (Oim), comprese 1.779 donne e 718 minori.








