«La sera dell'ultimo dell'anno mi ritrovai a mezzanotte sotto i portici, solo, senza giacca, senza scarpe, con la siringa in mano. Li ho toccato il fondo». Ha 22 anni Andrea – il nome è di fantasia ma la storia vera – vive a Bologna, ha vissuto l'inferno della dipendenza patologica e sta finendo il percorso di recupero dalla droga in una comunità di don Oreste Benzi, il sacerdote di cui ricorre il centenario dalla nascita ed uno dei pionieri delle comunità di recupero dalle dipendenze patologiche in Italia. «Ho iniziato a drogarmi a 18 anni. Studiavo al liceo, ma mi han bocciato e sono andato in un istituto tecnico, poi ci fu il Covid, il lockdown e le video-lezioni e in quel momento cominciai a frequentare persone con cui fumare le canne. Andavamo alle feste abusive, ai “rave party”, usavamo ketamina per festeggiare. Poi iniziai con la cocaina. Prima mi drogavo occasionalmente poi quotidianamente. Lasciai la scuola e vagavo tutto il giorno con chi consumava come me. Andavamo in giro a rubare per procurarci i soldi, ci riunivamo in luoghi nascosti, nei parchi per fumare crack. Provavamo tutto, da quelle sintetiche ai mix di più droghe come lo speedball. Una volta vidi due sorelle, due ragazze della mia età, che si unirono per provare ketamina. Una di loro cadde in un profondo stato allucinogeno, disse che stava cadendo in un vortice infinito, si sdraiò per terra, cominciò a parlare senza senso ed infine si mise a piangere perché pensava di morire. Mi spaventai per lei».