Un passatempo che muta in ossessione, il gioco che diventa patologico. «All’inizio era solo un’evasione dopo il lavoro, ma poi la situazione è peggiorata fino a quando sono stato scoperto da mia moglie». A parlare è Andrea – il nome è di fantasia – tra coloro che sono riusciti a uscirne grazie al Ser.D, il Centro per il disturbo del gioco d’azzardo dell’Asl, diretto da Vincenzo Amenta, attivo sia a Vercelli sia a Borgosesia. «Ho detto basta per la mia famiglia» racconta ancora Andrea.

Un fenomeno in crescita

In Piemonte, il fenomeno del gioco d’azzardo patologico è in forte crescita. Nel 2024 le stime parlano di 30 mila persone potenzialmente colpite da ludopatia, di cui solo una piccola parte (circa un migliaio) risulta in cura presso i servizi sanitari. La spesa complessiva è stata di 9,5 miliardi (tra fisico e online) e l’83% dei giocatori d’azzardo ha contratto dei debiti con una preoccupante crescita del fenomeno tra i giovani e gli studenti universitari.

Scoperto dalla moglie

Andrea ha poco più di trent’anni: «Mia moglie si è accorta del problema perché mancavano dei soldi sul conto corrente e giravo con centinaia di euro in monetine nelle tasche del giubbotto». Una situazione a tratti grottesca, il rischio di perdere tutto: non solo i soldi, anche l’amore, il lavoro, gli affetti. «Mi sono sentito a un bivio e ho realizzato quante bugie avessi raccontato alla mia famiglia, quanto dispiacere stessi causando e tutto questo mi ha fatto stare male – ammette –. Poi mia moglie mi ha parlato dell’ambulatorio dell’Asl per la cura delle ludopatie e ci siamo andati insieme».