In Italia il fenomeno delle dipendenze continua a rappresentare una sfida sanitaria e sociale di dimensioni rilevanti, con servizi di recupero spesso insufficienti. In questo contesto, le comunità terapeutiche come quella della Fondazione Genovese a Bodio Lomnago offrono spazi sicuri e percorsi concreti di riabilitazione.

Le 34 certificazioni di non idoneità sanitaria al trattenimento in un Cpr analizzate dagli investigatori della squadra mobile di Ravenna e al centro dell’inchiesta sugli otto medici del reparto di malattie infettive del Santa Maria delle Croci, incrociate con le chat contenute nei telefoni sequestrati, sembrano mostrare una competizione neppure troppo silenziosa. Una specie di contabilità parallela. Un conteggio. Al quale seguiva un’esultanza. «Altre due da Ravenna!», scrive una delle dottoresse nel giugno 2024, ricevendo il pollice alzato da Nicola Cocco, infettivologo della Società italiana di medicina delle migrazioni. I messaggi scambiati tra medici e attivisti, letti uno dopo l’altro, sembrano restituire l’idea di un obiettivo comune: raggiungere, certificazione dopo certificazione, il numero maggiore di risultati rispetto alla campagna «No ai Cpr», sostenuta proprio dalla Società italiana di medicina delle migrazioni.