Don Antonio Mazzi, 95 anni, veronese, lo sa, lo sa bene. Non è da lui. Quasi chiede scusa. Del resto «sono appena uscito dall’ospedale, diciamo un piccolo tagliando, delle inezie, ma al momento non ho margini di manovra, non c’è verso. Purtroppo, lo dico con profonda amarezza, debbo rinunciare a spostarmi». Il che però non innesca nel sacerdote la voglia di star lì a lamentarsi, resocontare i dettagli, chi se ne importa, e in aggiunta una certa genuina incazzatura — altri termini meno si addicono a lui — la lascia filtrare. L’uomo d’altra parte è assai diretto, pratico, sanguigno, coraggioso e testone, lo conosciamo; comunque sia, vuol spiegare come stanno le cose in vista della Giornata mondiale contro la droga, che cade domani con l’evento clou a Roma, dal papa — in mattinata l’incontro con la Federazione italiana delle comunità terapeutiche — che appunto lo vedrà assente.