Il crack oggi è ciò che era l’eroina negli anni Novanta per diffusione, capacità di provocare assuefazione, isolamento, emarginazione della persona. Per noi a San Patrignano è sempre più evidente, anno dopo anno. Di gran lunga minore, rispetto all’eroina, è il rischio di overdose, e di contagio da Hiv ed epatiti, non essendo assunto per via endovenosa.

Secondo i dati del nostro ultimo Osservatorio sulle dipendenze, che ha preso in esame il rapporto con le diverse sostanze dei 661 ingressi fra maggio 2024 e aprile 2025, il crack risulta la prima sostanza da cui sono dipendenti. È emerso che il 32,4% del totale ha una dipendenza primaria da crack, dato che supera per la prima volta la cocaina, al 29,6%, e l’eroina, calata al 10,6%.

Se in passato la cocaina era la droga dei ricchi, oggi con l’abbassamento dei prezzi è diventata accessibile a tutti e secondo l’Osservatorio l’ha utilizzata ben il 91,7% delle persone entrate, ancor più di chi ha dichiarato di aver utilizzato cannabis, pari al 90,9%. E preoccupa proprio perché il passaggio al crack può essere facile e consequenziale. Vediamo persone che per anni hanno in qualche modo convissuto con l’uso di cocaina, riuscendo più o meno a gestire la dipendenza, crollare letteralmente appena passati al crack. Questa fortissima dipendenza psicologica determina una crescita della prostituzione e della piccola criminalità. Un’emergenza che spaventa anche perché l’età di chi fa uso si sta abbassando. Delle 661 persone entrate quasi il 60% (58,3) ha iniziato a usare cocaina entro i 20 anni, con la percentuale che sale al 72,6% entro i 25. Fra i 30 minorenni (13 ragazzi e 17 ragazze) entrati in questo lasso di tempo, 12 avevano già provato cocaina o crack.