Tagli per 2,1 miliardi l’anno prossimo e più di 7 nel triennio. Che colpiscono soprattutto fondi per investimenti rimasti inutilizzati e destinati, negli auspici del governo, ad essere riprogrammati per spenderli più avanti: nel triennio 2029-2031. La prossima legislatura, un altro mondo. Nel frattempo tutto può cambiare. E infatti i primi a non sperarci sembrano essere i ministri, concentrati sull’impatto di breve periodo. Grande è la confusione sotto il cielo della revisione della spesa, ricomparsa come ogni anno in legge di Bilancio. L’appuntamento stavolta è complicato dall’incrocio con l’ultima rimodulazione del Pnrr, mirata a non perdere i soldi destinati a progetti lontani dal completamento.
Si è detto che il più danneggiato dalla “scure del Mef” è Matteo Salvini, il cui ministero vede ridursi le dotazioni finanziarie di oltre 520 milioni di euro nel 2026 e 1,3 miliardi nel prossimo triennio. Secondo solo alla sforbiciata in arrivo per lo stesso ministero dell’Economia, che deve garantire risparmi per quasi 2,2 miliardi complessivi di cui 456 milioni l’anno prossimo. I definanziamenti da 164 milioni agli investimenti nel diritto alla mobilità hanno aperto un caso politico: lì dentro ci sono anche i tagli alle metropolitane di Roma (50 milioni), Milano (15) e Napoli (15). Dopo le proteste di Forza Italia e delle opposizioni, la Lega ha precisato che si tratta di somme non spese che vengono “rimodulate” per riuscire a utilizzarle. In sostanza i tagli ci sono ma, spiegano dal via XX Settembre, quelle somme potranno essere reiscritte a bilancio negli anni successivi sulla base degli effettivi cronoprogrammi di spesa, cioè quando i lavori saranno pronti a partire. Le tabelle allegate alla manovra prevedono infatti nel triennio 2029-2031 incrementi pari ai tagli stabiliti per il periodo 2026-2028, ma quella rimodulazione temporale è pesante da digerire sia per il leader del Carroccio sia per i cittadini che di quelle opere hanno bisogno.









