Mentre quasi tutti sono concentrati sulle misure della prossima manovra, dal taglio dell'Irpef alle pensioni, da tempo al ministero dell'Economia sono impegnati anche su un altro fronte: contenere le richieste di nuova spesa che arrivano dai ministri. Giancarlo Giorgetti ei suoi tecnici sono stati al lavoro fino al nove agosto per ricevere ed ascoltare tutte le richieste dei colleghi di governo, ma anche quelle dei Comuni tramite l'Anci e delle Regioni. Ne è emerso, come ogni anno, una sorta di libro dei sogni, di desiderata difficilmente compatibili con il nuovo parametro europeo da tenere strettamente sotto controllo, vale a dire l'andamento della spesa pubblica primaria netta. Il prossimo anno l'aumento della spesa netta totale non potrà superare, come concordato con la Commissione europea, l'1,6 per cento. Siccome l'importo totale di questa spesa è di poco superiore ai mille miliardi, significa che le uscite non potranno aumentare di oltre 16 miliardi. Poco, se si considera che una buona fetta è “mangiata” dai meccanismi automatici di adeguamento, dalle pensioni all'assegno unico per i figli.
Insomma, più che di nuove risorse, i ministri dovrebbero piuttosto prepararsi ad eventuali nuovi tagli. Tanto che nei colloqui al Tesoro, sarebbe emerso un nuovo criterio di riparto delle risorse per il prossimo anno. Un criterio che terrebbe conto della «capacità di spesa» dei singoli dicasteri. Il concetto è abbastanza semplice: inutile dare nuove risorse a un ministero che non è stato in grado di spendere tutte quelle che ha ricevuto negli anni passati. Ogni volta va a scorrere i bilanci dei dicasteri, la Ragioneria trova residui di somme non spese a volte perché manca un decreto attuativo, altre volte perché quella misura non ha avuto il “tiraggio” ipotizzato. Dunque al ministero dell'Economia avrebbero, come detto, ipotizzato un nuovo criterio per rispondere alle richieste di nuovi fondi: erogare quello che si ritiene necessario in base alla capacità di spesa dimostrata. Se un ministero spende storicamente solo il 50 per cento dei fondi, insomma, otterrà solo la metà delle risorse richieste.









