Il menù, almeno quello agostano, della prossima manovra ha un conto che lievita di giorno in giorno. Le misure fiscali delineate dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo sul Messaggero del 17 agosto, vale a dire il taglio dell’Irpef per la classe media, la rottamazione-quinques delle cartelle esattoriali (per le quali il sottosegretario al lavoro Claudio Durigon, ha ipotizzato una spesa fino a 2 miliardi) e la stabilizzazione del taglio dell’Ires per le imprese che investono e assumono, a seconda di come verranno declinate, potrebbe avere un costo che oscilla tra i sei e i dieci miliardi di euro. Senza contare i 2 miliardi che il ministro della Salute Orazio Schillaci, dice di aver già ottenuto dal titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti per il prossimo anno.

I nodi. E poi ci sono le spese indifferibili, i fondi necessari a “congelare” l’adeguamento dell’età di pensionamento alla speranza di vita, quelli per la natalità, oltre ai finanziamenti per la difesa, per i quali però il discorso è a parte. Se l’Italia, come pare, riuscirà a tenere il deficit sotto la soglia del 3 per cento, il governo potrà non conteggiarli nella spesa netta primaria pattuita con la Commissione europea, che costituisce il nuovo vincolo da rispettare per stare dentro alla regole europee.