VENEZIA - Quella che operava al Tronchetto era una vera e propria organizzazione di stampo mafioso.

La Corte di Cassazione ha messo il sigillo definitivo confermando la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Venezia lo scorso anno, a conclusione del processo celebrato con rito abbreviato, che si concluse con la condanna di una quindicina di imputati tra cui uno dei promotori del gruppo criminale, l’imprenditore dei trasporti turistici acquei, Loris Trabujo, a cui sono stati inflitti 20 anni di reclusione.

La Suprema Corte ha annullato con rinvio, in relazione alle accuse di droga contestate a Trabujo e alla posizione della figlia dell’imprenditore, Pamela Trabujo, per i quali vi sarà un nuovo processo. Per il primo la pena potrebbe essere ridotta di qualche anno, la seconda potrebbe essere assolta. Sarà necessario in ogni caso attendere il deposito delle motivazioni.

La sentenza di Cassazione arriva proprio nei giorni in cui si aperto il processo d’appello per gli altri 50 imputati che hanno scelto il rito ordinario, tra cui Gilberto Boatto e Paolo Pattarello, già esponenti della banda dei mestrini, un tempo affiliata alla mala del Brenta di Felice Maniero: in primo grado è stata esclusa per loro l’aggravante mafiosa: la decisione della Suprema corte potrebbe essere decisiva per l’esito del dibattimento.