È che il «Natale quando arriva arriva» (cit.), però dài, su, così è un filino troppo. Mancano (ancora) esattamente due mesi: per favore, risparmiateci. L’appello che segue è (virtualmente) sottoscritto da tutti i grinch che, ogni anno, boicottano le Feste: ma almeno la nostra scusa è che usciamo dal letargo solo dopo l’Immacolata. Sì, d’accordo, siamo allergici ai cenoni con le tavolate infinite (più di quattro persone in casa per noi è uno sforzo di concentrazione); ci viene l’orticaria con gli scambi dei regali che son sempre un po’ obbligati, un po’ arbitrari, un po’ forzati; mal digeriamo il pandoro e alla parola “tombola” simuliamo una sordità improvvisa (eh-hai-detto-sorbola?): però facciamo i riottosi solo quando ce n’è motivo.

Esiste un limite a ogni cosa, e quel limite è di carattere temporale. Non vale, no, abbiate pietà. Iniziare adesso a romperci le palline (quelle d’albero) è una scorrettezza precoce. Ragazzi anti-elfi, irriducibili scontrosi del “giorno più magico dell’anno”, intrattabili boicottatori della slitta lappone: ribelliamoci. Saremo tutti più buoni, ma lo saremo a dicembre.

E invece no. E invece sei milioni di italiani hanno già comprato i pacchetti da mettere vicino al camino (l’unica giustificazione che avete è il possibile risparmio sul listino maggiorato dei giocattoli in alta stagione: ma vivaiddio, non è nemmeno ancora scattato il BlackFriday!). Invece, come sottolinea un’indagine commissionata dal portale on-line Facile.it all’agenzia di ricerche di marketing Mup research, 4,2 milioni di famiglie stanno già mettendo a ripetizione, nella filodiffusione di casa loro, gli intramontabili classici All I want for christmas is you di Mariah Carey o Christmas di Michael Bublé (spoiler: gli unici che brinderanno sul serio, qui, sono gli artisti che ne incassano i diritti).