"Io non voglio che ritirino le querele contro di me, io voglio vincere sul campo, non per assenza di giocatori.
Però vorrei che se un politico denuncia un giornalista, sapendo che quello che il giornalista ha detto è vero, poi paghi. E paghi anche salato". A otto giorni dall'attentato subito a Pomezia, dove una bomba è esplosa sotto la sua abitazione, Sigfrido Ranucci interviene all'assemblea dell'Associazione nazionale magistrati, respinge al mittente la proposta di ritirare le querele a suo carico - lanciata da Francesco Storace, appoggiata dal Campo largo ma non da FdI - ma riapre anche il dibattito sulla necessità di approvare "la legge sulle liti temerarie". Un'esigenza ribadita più tardi, in collegamento con la piazza della Cgil che lo abbraccia con un applauso di solidarietà.
"Dobbiamo combattere perché ci sia la libertà di stampa e venga approvata la legge sulle liti temerarie, sulle querele che cercano di mettere il bavaglio a noi giornalisti, e questo vuol dire impedire di informarvi, di fare scelte consapevoli. Tutti noi dobbiamo impegnarci per difendere il diritto ad essere informati: non possiamo consentire a nessuno, con le sue scelte, di renderci infelici", sottolinea il giornalista. Il diritto ad essere informati, incalza, vuol dire parlare di precariato, mancate cure mediche, sicurezza sul lavoro, diritti, "svelare quello che accade nelle zone d'ombra, nei centri occulti per soffocare la democrazia e impedire di continuare a coltivare la memoria, che vogliono cancellarci con iniziative che ci stanno consegnando all'oblio di Stato".














