L'artigianato umbro cambia pelle, ma a modo suo e con passo più corto.

Nella regione l'artigianato perde numeri ma non significato.

Le botteghe tradizionali diminuiscono, ma si consolidano le attività più flessibili, legate ai servizi, alla cura e alla qualità del prodotto personalizzato. Il sistema umbro mostra una forza di fondo che può essere rilanciata con investimenti in competenze, formazione digitale e passaggi generazionali ben accompagnati. Oggi, accanto alla pialla e al martello, l'artigiano usa lo smartphone e il computer: strumenti diversi, ma la stessa idea di lavoro fatto con le mani, con la testa e con il cuore. La sintesi arriva da un'analisi di Unioncamere e InfoCamere che raccontano il passaggio da un artigianato di bottega a uno digitale, più urbano e connesso, capace di rispondere a bisogni nuovi.

Anche l'Umbria partecipa a questa evoluzione, ma con più lentezza e maggiore fragilità, spiega la Camera di commercio in una nota. Secondo l'elaborazione su dati Unioncamere-Infocamere, nel biennio 2022-2024 gli artigiani estetisti passano da 579 a 615 (+6,2%), i tassisti da 78 a 80 (+2,6%), mentre i serramentisti crescono da 281 a 312 (+11%).

A perdere terreno sono i falegnami (da 279 a 263, -5,7%) e gli elettricisti (da 862 a 820, -4,9%), due professioni simbolo del mestiere tradizionale. Tra questi i trasportatori aumentano del 5,1% a fronte del 1,7% dell'Italia nello stesso periodo di riferimento.