Negli ultimi dieci anni l'industria manifatturiera umbra si è ridimensionata.

Il numero delle imprese è sceso, il peso percentuale sul totale dell'economia regionale si è assottigliato.

Ma non c'è alcuna rotta. È questa la lettura che emerge dai report della Camera di commercio dell'Umbria, che monitora in modo continuo l'andamento congiunturale e strutturale dell'economia regionale grazie ai dati che affluiscono costantemente, in particolare i bilanci delle imprese.

Secondo la Camera di commercio la perdita di peso dell'industria manifatturiera non riguarda solo l'Umbria ma è il riflesso di una trasformazione strutturale dell'economia italiana, sempre più orientata ai servizi. In questo quadro, l'Umbria si muove in sintonia con la media nazionale, senza scarti anomali. Nel confronto con le regioni di riferimento, emerge un posizionamento intermedio: la terziarizzazione dell'economia umbra è più marcata rispetto alle Marche, ma meno accentuata rispetto alla Toscana. Un equilibrio che segnala adattamento, non declino, si legge in una nota della Camera.

"I dati mostrano un'economia che sta cambiando assetto, non un settore che perde la propria funzione" ha commentato il presidente della Camera di commercio Giorgio Mencaroni. "La manifattura umbra arretra nei numeri - aggiunge -, ma continua a svolgere un ruolo rilevante nella creazione di valore e nella qualità dell'occupazione, all'interno di un sistema economico sempre più integrato. Industria, servizi, turismo e commercio non sono compartimenti separati, ma parti di uno stesso ecosistema che evolve. Leggere correttamente queste dinamiche è essenziale per accompagnare le trasformazioni in atto e rafforzare la competitività complessiva del territorio, puntando su dimensione d'impresa, competenze e capacità di fare rete, ma anche sulla piena partecipazione alla transizione digitale ed ecologica, una dinamica storica nella quale occorre essere protagonisti, perché restarne fuori significa perdere progressivamente spazio, fino a rischiare l'estinzione".