L'Umbria del 2024 appare come una regione "sospesa, con un'economia che cresce solo nominalmente e che, una volta depurata dall'inflazione, resta immobile".

Emerge dall'analisi del centro studi Tagliacarne e Unioncamere, basata sull'ultima revisione della contabilità nazionale dell'Istat e integrata con l'elaborazione dei dati regionali curata dalla Camera di commercio dell'Umbria.

La crescita del valore aggiunto a valori correnti si ferma allo 0,99%, un dato che pone l'Umbria al penultimo posto in Italia, seguita solo dall'Emilia-Romagna (+0,95%).

Secondo la Camera di commercio se si considera l'inflazione media regionale, stimata attorno allo 0,9%, il segno positivo scompare: in termini reali, la regione non cresce. Il confronto con la media nazionale è negativo: l'Italia, pur rallentata, segna un incremento reale dell'1,14%, confermando un divario a sfavore dell'Umbria che tende ad allargarsi.

Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell'Umbria, "la crisi strutturale dell'economia umbra non è un fenomeno recente, ma un processo lungo, che oggi trova una nuova conferma nei dati sul valore aggiunto". "Il fatto che la nostra regione sia stata inserita nella Zona economica speciale unica, insieme alle Marche - ha aggiunto -, è un segnale della difficoltà, ma anche un'opportunità da cogliere con decisione.