Se chiudi gli occhi, a Milano, senti un profumo diverso. Nonostante le polveri sottili e le polveri bagnate di questi anni grigi, più scuri della nebbia che ha reso celebri gli scritti di Scerbanenco, c'è un'aria sempre briosa. Perché qui il passato è un eterno ritorno che fa rima con rivoluzione. Ecco, queste strade sono state la madre delle insurrezioni italiane. E in principio, nell'alveo della Nazione, è stato il Risorgimento a guidarci verso i simboli e le voci che oggi riconosciamo.
Così usciti dalla metro, rigorosamente linea gialla, di Montenapoleone e imboccando via Borgonuovo, superato il palazzo Armani, al civico 23 appare uno degli scrigni che porta con sé la memoria di questa città. Il Museo del Risorgimento. Qui c'è un silenzio che fa rumore. Ad attenderci all'ingresso Francesca Tasso - direzione area musei del Castello, Musei Archeologici e Museo del Risorgimento - e Ilaria Torelli, conservatrice del museo. Le due donne prendono in mano la situazione e ci guidano, prima, nella sala vetri dove è in corso la mostra Milano Medaglia d'Oro. Dalle Cinque Giornate alla Liberazione. Doveva concludersi il 19 ottobre, ma è stata prorogata fino al 26.
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