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Friedrich Merz ha scelto di affrontare di petto un tema che da anni lacera, in modo differente, tutte le società europee: l'immigrazione di massa e il suo impatto sulla sicurezza urbana e sulla coesione sociale
Nell'era del politicamente corretto imperante, niente fa più rumore che dire una banalità. L'ultimo esempio, di qualche giorno fa, arriva dalla Germania. Il cancelliere Friedrich Merz ha scelto di affrontare di petto un tema che da anni lacera, in modo differente, tutte le società europee: l'immigrazione di massa e il suo impatto sulla sicurezza urbana e sulla coesione sociale. E lo ha affrontato senza giri di parole. Ha utilizzato una metafora troppo diretta? Forse sì, ma non cambia la sostanza delle cose, giudicate voi stessi la sua dichiarazione: "I migranti sono pericolosi? Chiedete alle vostre figlie". Le sue parole, come era facilmente prevedibile, hanno scatenato velocemente un putiferio ma, di fatto, fotografano una realtà che in molti Paesi dell'Europa occidentale non è più ignorabile. Le posizoni di Merz a proposito dei migranti sono note e nelle ultime settimane, in più occasioni, ha parlato di città "stravolte", di quartieri ormai percepiti come insicuri e della necessità di restituire fiducia ai cittadini: "Molti di questi (immigrati, ndr) determinano anche l'immagine pubblica delle nostre città. Per questo motivo, così tante persone in Germania e in altri Paesi dell'Unione Europea questo non vale solo per la Germania hanno paura di muoversi negli spazi pubblici". Un linguaggio diretto, che rompe con anni di narrazione edulcorata sull'integrazione e sull'accoglienza, ma che intercetta un sentimento diffuso: la crescente paura nelle metropoli europee. Un linguaggio che, ovviamente, scatena le polemiche di chi non vuole vedere intaccata l'idea che l'integrazione abbia solo dei lati positivi. Ma dietro le parole del cancelliere si nasconde un messaggio politico preciso: non è più tempo di retorica, ma di pragmatismo.






