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Serve un patto sociale vero e nuovo, che richiami i cittadini europei a un concetto semplice, ma oggi quasi negato: libertà e benessere non esistono senza la responsabilità collettiva
Se l'uomo che ha guidato la Banca Centrale Europea per quasi un decennio, colui che con tre parole whatever it takes salvò la moneta unica e, con essa, l'intero progetto comunitario, oggi sente il bisogno di suonare la sveglia dal palco del Meeting di Rimini, significa che la situazione dell'Europa è davvero drammatica. Mario Draghi non ha parlato da economista, né da ex premier: ha parlato da uomo che ha visto con chiarezza i limiti di un continente immobile, insieme lamentoso e impotente.
Il suo monito è semplice e spietato: il livello di libertà, benessere, welfare che l'Europa ha raggiunto non può essere dato per scontato. Anzi, ci siamo privati degli strumenti politici ed economici per difenderlo. Non siamo riusciti a evitare i dazi imposti da Trump, siamo stati marginali nella crisi ucraina, la Cina non ci considera interlocutori alla pari. Eppure la reazione prevalente è stata quella del piagnisteo, come se la realtà si potesse modificare con le proteste e non con politiche nuove, coerenti e coraggiose. La verità troppo scomoda per essere detta a voce alta è che non serve una nuova ricetta economica, né un maquillage istituzionale. Serve un patto sociale vero e nuovo, che richiami i cittadini europei a un concetto semplice, ma oggi quasi negato: libertà e benessere non esistono senza la responsabilità collettiva di conquistarli e difenderli.






