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La riforma inglese colpisce al cuore un mito della cultura della sinistra che si potrebbe definire "l'equivoco dell'accoglienza"

Londra ha lanciato all'Europa un segnale che merita di non essere trascurato. La radicale svolta sull'immigrazione proposta dal governo laburista di Keir Starmer è, infatti, una notizia di prima grandezza. Per la prima volta un governo di sinistra riconosce che l'immigrazione irregolare "sta riducendo a pezzi il Paese" e dispone la più severa riforma del diritto d'asilo dalla Seconda guerra mondiale. Se poi si pensa che il provvedimento chiamato "restaurare l'ordine e il controllo" reca la firma di una ministra pakistana, Shabana Mahmood, si misura per intero la clamorosa novità della "rivoluzione" in atto a Londra. Nel merito, si può essere d'accordo o meno con tutte le norme previste dalla riforma, ma non si può negare che essa colpisce al cuore un mito della cultura della sinistra che si potrebbe definire "l'equivoco dell'accoglienza", il quale, peraltro, ha finito, nel corso del tempo, per contagiare anche settori del popolarismo come, ad esempio, capitò ai governi di Angela Merkel.