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È stato rappresentato come un dittatore senza scrupoli, un autocrate che calpestava un intero Paese, un tessitore di trame subdole internazionali
Avete mai visto un dittatore riconoscere con voce rotta la vittoria dell'avversario elettorale? Parlare di "momento doloroso" e mettersi a disposizione del proprio Paese dall'opposizione? In democrazia funziona così, ma a furia di evocare tirannie anche il gesto più scontato fa quasi impressione.
L'uscita di scena del premier ungherese Viktor Orbán, bocciato sonoramente dagli elettori, si è consumata in poche decine di minuti, il tempo di inscenare una mesta conferenza in una specie di capannone, attorniato dai visi avviliti e rassegnati dei suoi ministri. Per capirci, l'uomo che per 16 anni ha turbato le notti della sinistra europea è già un ex in cerca di riscatto.






