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Un magistrato ha tutto il diritto di esprimere un’opinione. Non ha il diritto di delegittimare un pezzo di elettorato, né di trasformare un referendum in una prova di purezza morale
Rubo l’idea a Giovannino Guareschi, che nel 1948 aiutò a battere il Fronte popolare nelle urne con uno slogan così semplice da risultare devastante: «Dio ti vede, Stalin no». Mutano i tempi, cambiano i nomi, ma in Italia la questione torna sempre lì: la libertà. E oggi quello slogan può essere aggiornato senza perdere una sillaba di senso. Io proporrei di appendere per le strade d’Italia, girando con il secchio e la colla come una volta, un manifesto tutto in maiuscolo, senza fronzoli: «DIO TI VEDE, GRATTERI NO! VOTA SÌ».
Non è una provocazione spiritosa. È una risposta politica a un atto di intimidazione. Perché questo è accaduto: la punta di lancia del fronte contrario al referendum sulla giustizia, Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli, ha deciso di spiegare il voto non con argomenti, ma con una lista di proscrizione. Ha dichiarato che chi vota Sì è un pregiudicato, un indagato, un mafioso, un massone deviato.






