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Un'inaugurazione di classe che ha mostrato un Paese forte e autorevole. Senza urlare

Chic, ammaliante, divina. Il mondo che ci guarda l'ha riassunta così e avrebbe voluto non finisse mai. Solo che ad un tratto la cerimonia ha smesso di essere cerimonia ed è diventata un messaggio. Noi ci siamo. L'abbiamo mandato all'italiana, con l'insicurezza alla vigilia di chi ha studiato e però conserva in cuore il dubbio logorante che il prof si sia svegliato male. L'abbiamo inviato bilanciando classe e ironia, arte e cultura, storia ed eleganza e, su tutto, orgoglio. L'orgoglio posato su ogni momento della cerimonia come una spolverata di aromi per dare ancora più gusto senza alterarne il sapore. Nulla di urlato o scritto in grassetto o sottolineato due, tre e troppe volte. Un messaggio mandato al mondo come sappiamo fare noi: per sottrazione, come chi passa e apparentemente non fa nulla e invece fa tutto, lo noti, ti volti e pensi vorrei essere lui.