PADOVA - Eugenia Rotaru è rimasta tutta la mattina a fianco della figlia Inga e delle avvocatesse Roberta Cerchiaro e Tatiana Vija che hanno combattuto con le la battaglia per la Nicoleta Rotaru, uccisa dall’ex marito Erik Zorzi, ieri condannato all’ergastolo. Prima che la Corte d’Assise entrasse in aula per leggere la sentenza di ergastolo, lei – maglione rosa e capelli raccolti – piangeva sola al suo banco. Un pianto interrotto per il tempo di pronuncia del dispositivo e poi ripreso, a dirotto, quando il processo si è concluso e quello che lei, loro, hanno sempre sostenuto è stato scritto nella pietra con le quali si scrivono le sentenze: Nicoleta Rotaru non si è tolta la vita ma la vita le è stata tolta dall’ex marito che lei stava per lasciare.
«Mia figlia è sotto terra e lui è lì dov’è – sono state le prime parole della donna, dopo aver abbracciato le due avvocatesse e l’altra figlia – Voglio ringraziare la giustizia italiana, è stata fatta giustizia. Poi le avvocatesse: grazie alla loro insistenza sulle registrazioni del telefono di Nicoleta è stata fatta giustizia». «Questa è comunque una vittoria per noi – ha aggiunto Inga, la sorella di Nicoleta – Vogliamo ringraziare lo Stato italiano per aver fatto giustizia e grazie alle nostre avvocatesse che sono state collaborative. Desideriamo tantissimo che le due bambine non si dimentichino delle loro radici moldave, nel nome dell’amore di Nicoleta».









