PADOVA - Domenica Gambardella, presidente della Corte d’Assise, ha appena finito di leggere il dispositivo. Di fronte a lei Eugenia Rotaru – mamma di Nicoleta – crolla sulla sedia e piange. Dall’altra parte dell’aula Erik Zorzi, scuote la testa mentre dal pubblico si alza, spontaneo e deciso, un applauso che la stessa presidente frena: «Nessun commento qui». Perché a parlare nei palazzi di Giustizia sono gli atti. E quello pronunciato ieri alle 15.31 dalla dottoressa Gambardella chiude una storia dall’andamento carsico: Erik Zorzi, ex marito di Nicoleta Rotaru, è stato condannato all’ergastolo per averla strangolata nel sonno e averne poi simulato il suicidio per impiccamento nella doccia del loro bagno, dove l’aveva trascinata.

Una ricostruzione che fino a ieri era l’ipotesi dei sostituti procuratori Maria Ignazia D’Arpa e che adesso è una verità processuale. Per capire come ha ragionato la Corte d’Assise si dovranno aspettare 90 giorni, necessari a scrivere le motivazioni della sentenza, ma ciò che conta sono le prime righe del dispositivo nel quale si ritiene Zorzi “responsabile” del femminicidio di Nicoleta, uccisa a 39 anni la notte tra l’1 e il 2 agosto 2023, fino al punto da meritarsi il carcere a vita. Prima della sentenza Zorzi aveva mandato due lettere in procura per ribadire la sua innocenza.