PADOVA - È durata oltre quattro ore la deposizione di Angela, madre di Erik Zorzi, ieri (19 giugno) in aula per la nuova udienza del processo per l'omicidio di Nicoleta Rotaru, la 39enne trovata morta il 2 agosto 2023 nel bagno della sua casa ad Abano Terme. Una presenza che si è fatta notare: era soltanto la seconda volta che la donna prendeva posto in aula, ma le sue parole hanno avuto un peso specifico rilevante nella strategia difensiva dell'imputato, che è accusato di aver ucciso la madre delle loro due bambine e di averne inscenato il suicidio.

Seduta al banco dei testimoni, la madre di Zorzi ha cercato di dipingere il figlio come un uomo affettuoso, coinvolto nella vita familiare e profondamente legato alle figlie, «un "mammo"» assicura. «Quando Nicoleta ha partorito lui è andato in sala parto con la cinepresa per riprendere tutto. Ama le sue figlie, lo dicevo sempre anche a Nicoleta», ha dichiarato, rispondendo alle domande del pubblico ministero e dell'avvocato difesa Cesare Vanzetti. Un racconto che si è scontrato però con una prova fatta ascoltare in aula dalla pubblica accusa. I pm Maria Ignazia D'Arpa e Marco Brusegan hanno fatto partire un audio, registrato da Nicoleta, che documenta un violento litigio proprio tra la madre e il figlio. La donna era andata a chiedere le chiavi dell'appartamento dove vivevano, ma Zorzi si è rifiutato di consegnargliele e il confronto è degenerato: «Assassino, andrai all'inferno! Non sei degno di essere padre. Nicoleta è una santa. Basta sputarmi, sei lo sputo del demonio!», urla Angela, fuori di sé. In quel momento intervengono i carabinieri, chiamati dallo stesso Zorzi. In aula la donna ha tentato di ridimensionare quanto accaduto: «Non avevo cattive intenzioni, lui era molto nervoso e non mi ha ascoltato. Io, mossa dall'orgoglio, gliene ho dette di tutti i colori. Urlavo che mi stava ammazzando, ma non era così. Diedi della santa a Nicoleta perché ero arrabbiata con lui, ero fuori di me».