PADOVA - "Manda al pm per la trasmissione degli atti alla procura generale presso la Corte d'Appello di Venezia con riguardo alle condotte tenute all'epoca dei fatti dai carabinieri di Abano e di Montegrotto Terme". Nella forma è solo una frase a chiudere la sentenza d'ergastolo per Erik Zorzi (per l'omicidio di Nicoleta Rotaru, ndr), nella sostanza è un faro che la Corte d'Assise di Padova vuole accendere sull'operato dei carabinieri della zona termale dopo le continue testimonianze in aula e dopo che, nella sua requisitoria, la pm Maria Ignazia D'Arpa aveva fornito l'assist alla Corte: «Da quella abitazione in due anni sono arrivate otto segnalazioni e i carabinieri non hanno mai attivato una procedura di codice rosso o avvisato la Procura. Mentre da parte del mio ufficio non c'è stata alcuna pigrizia, anzi le indagini sono state seguite con continuità». Un assist colto in pieno dalla presidente Domenica Gambardella che nel dispositivo ha allungato più di un'ombra sugli interventi dei militari: cosa, alla Corte, non torna nel loro agire lo si leggerà nelle motivazioni della sentenza ma intanto una pietra è stata posata: toccherà alla procura generale indagare e fare luce sulle azioni dell'Arma.