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Il tardivo mea culpa di von der Leyen. Allarme per industrie e indotto dell'auto

E brava Ursula von der Leyen. "Le nostre politiche hanno contribuito all'emergere della Cina nelle tecnologie green; serve una reazione per scongiurare nuove dipendenze", il suo "mea culpa" tardivo in vista del Consiglio Ue iniziato ieri. Una prima ammissione che segue l'apertura, da lei espressa, ad anticipare la revisione delle norme che prevedono il solo "tutto elettrico" dal 2035 e l'addio alla produzione di auto con motore endotermico. Applausi dai leader Ue che "accolgono con favore" l'ipotesi di una "revisione del regolamento sulle emissioni" e chiedono una "rapida presentazione di un'altra proposta". Green Deal che è un suicidio per l'industria e il suo indotto i cui segnali drammatici sono già tangibili tra chiusure di fabbriche, lavoratori mandati a casa, costruttori che non sanno che pesci pigliare e un mercato allo sbando. Porsche, per esempio, ora affidata all'ex Ferrari, Michael Leiters (succede a Oliver Blume, che resta a capo del gruppo Volkswagen), ha cambiato strategia: rimangono i motori termici con la contestuale frenata alla "scossa" elettrica. Per non parlare del cambio di rotta avviato anche in casa Stellantis.