CAERANO (TREVISO) - «Spero che l’aggressore stia soffrendo come ha fatto soffrire tutti noi. Che paghi, ora che questo è diventato un caso di omicidio». A Caerano lo sanno già tutti: Mario De Marchi, conosciutissimo in paese, è morto dodici giorni dopo l’aggressione subita alla sagra di Fontigo di Sernaglia. Ora papà Claudio rivolge queste parole a Fabrizio De Poi, 62enne di Pederobba, ora accusato di omicidio preterintenzionale.
Quella fatidica sera c’era anche lui, Claudio, insieme al cugino di Mario, per supportare la cover band dei Nomadi preferita dal figlio, i “Segnali Caotici”. Il padre ha assistito ai momenti agghiaccianti durante i quali il 39enne è caduto a terra, colpito da un pugno alla tempia, per poi sbattere la testa contro lo spigolo di una sedia in alluminio. E tutto questo per una giacca che l’aggressore credeva nascosta da qualche parte al loro tavolo. «Lui ha dato la sua versione ai carabinieri ed è molto diversa da quella che ho dato io. Ma io ero lì e ho visto cosa è successo. Ora spetterà ai giudici valutare chi ha ragione». Anche Claudio, come il resto della famiglia, non si aspettava che Mario morisse: dopotutto, nonostante il pugno e la caduta, era rimasto cosciente e si era seduto su una panchina. I medici, però, li avevano subito avvisati della gravità della situazione. «La dottoressa ci ha detto che aveva delle microfratture vicino alla tempia e che era entrato in coma naturale. Per via delle lesioni cerebrali, era necessario un intervento urgente, e ci hanno spiegato che il cranio doveva essere aperto per ridurre la pressione sulla massa cerebrale» spiega la famiglia. «Speravamo in un miracolo».






