CAERANO (TREVISO) - «Non ho dato nessun pugno. Ho sicuramente sbagliato ma purtroppo è successo: ora chiedo perdono ma non so se me lo daranno mai. Non avrei mai voluto fare una cosa del genere, non era nelle mie intenzioni». Fabrizio De Poi, il cabarettista di Covolo di Pederobba indagato per omicidio preterintenzionale in seguito alla morte, dopo 12 giorni di coma, del 39enne Mario De Marchi, si scusa con i familiari della vittima ma respinge l’ipotesi di aver menato le mani: «Li ho tirati fuori dal tavolo e li ho spinti» ripete ai microfoni della trasmissione di Rai 1 “La vita in diretta”, e racconta la sua versione dei fatti, che peraltro coincide con quanto riferito dagli inquirenti: «Si è trattato di una spinta molto violenta - filtra dalla Procura - un classico caso di omicidio preterintenzionale: un’azione che ha messo in preventivo il dolo di poter fare del male».

«L’ho preso e l’ho spinto fuori (dal tavolo, ndr), poi lui è andato a sbattere contro la panca» ridabisce De Poi, che aggiunge: «Ero in una situazione in cui mi sono sentito preso in giro. Avevo messo il giubbetto su una panca per prendere il posto durante la sagra, quando sono tornato ho trovato delle persone sedute e il giubbetto non c’era più. Nel frattempo è arrivato da mangiare per loro, io ho spostato i piatti e ho detto loro: “Finché non salta fuori il giubbetto non mangiate”. Il cugino si è alzato, io l’ho preso e tirato fuori dal tavolo ma lui è inciampato sulle gambe del tavolo ed è caduto. Poi si è alzato Mario, ho spinto anche lui mentre dicevo: “Andate a cercarlo voi il giubbetto”. In quel momento, cadendo, ha sbattuto la testa contro la panchina».