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Il Museo del Louvre non riceverà un indennizzo per compensare la perdita degli otto gioielli rubati nella rocambolesca rapina di domenica, dato che i beni sottratti non erano assicurati: non lo è nessuno degli oggetti dell’inventario del museo parigino, come previsto dalla legge francese.

Essendo un museo statale, gli oggetti del Louvre sono parte del demanio pubblico, cioè l’insieme dei beni di proprietà di uno Stato e inalienabili per legge: significa che la loro proprietà non può essere ceduta né tramite la vendita né tramite la donazione, e che nessuno può rivendicarne la proprietà. Secondo quanto detto da un portavoce del ministero della Cultura, lo Stato agisce in questi casi da «assicuratore di se stesso», cioè compenserà con i propri fondi la perdita subita dal Louvre.

Un caso simile si era verificato anche con l’incendio della cattedrale di Notre-Dame, sempre a Parigi: i lavori di ricostruzione furono a carico dello Stato, anche se in gran parte furono finanziati grazie a 840 milioni di euro di donazioni private. Al contrario i musei e le collezioni private solitamente assicurano le proprie opere (in Francia è proprio obbligatorio).

Inizialmente la ministra della Cultura francese Rachida Dati aveva detto che i gioielli rubati dal Louvre erano inestimabili, ma martedì la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha detto che il loro valore economico complessivo è stato stimato essere di 88 milioni di euro, specificando comunque che in quanto parte del patrimonio nazionale francese hanno un valore simbolico molto superiore. Gli otto gioielli rubati fanno parte della collezione di Napoleone e di alcune sovrane francesi, e includono la collana della regina Maria Amelia e della regina Ortensia, composta da otto zaffiri e 631 diamanti, e la tiara dell’imperatrice Eugenia, che contiene quasi 2mila diamanti.